Fabio De Vincente: vita da artista

Ho conosciuto personalmente Fabio una sera di alcuni mesi fa, dopo aver suonato in un locale torinese e, per quei privilegiati inciampi che la vita ti offre, normalmente dopo le due di notte, ho finito per terminare la serata a casa sua, con tutta la band. 

Fabio si è subito seduto al pianoforte e, mentre improvvisava sulle note di Sakamoto, il tempo ha preso una deriva sufficiente a farmi dimenticare che il giorno dopo sarebbe stato un mercoledì. Per questa ragione, quando ci siamo accordati per l’intervista, sapevo che sarebbe stata qualcosa di speciale. E così è stato.

Un aperitivo affacciati sui tetti antichi della città e comincia a raccontarmi della sua infanzia e della sua precocissima passione per la musica, iniziata a cinque anni con una tastiera giocattolo. 

“Ho iniziato a scrivere canzoni a 11 anni e miei riferimenti erano soprattutto i cantautori italiani. C’era della frustrazione perché finivo sempre per paragonare le mie canzoni alle loro e non mi piaceva nulla. Poi, verso i 13 anni, ho scritto qualcosa di veramente mio che mi ha immediatamente emozionato e lì ho capito che quella sarebbe stata la mia strada”.

E così è stato. Inizia a fondare band, a suonare in pubblico e, soprattutto, a creare arte. 

“Ricordo che il periodo più intenso è stato quando mi sono dedicato alla poesia e per mesi non sono uscito di casa”. 

I palcoscenici si sono fatti via via più importanti, fino a divenire internazionali. Poi i primi singoli, le partecipazioni in Rai ed a Sanremo nel 2014 e 2015 tra le nuove proposte.

Fabio è un artista “assoluto” che vive intensamente, se non esageratamente, il suo ruolo, con sincerità e senza compromessi e questo gli dà una forza espressiva rara, capace di arrivare dritta all’anima.

Passiamo al secondo aperitivo e mi racconta dei suoi quadri e della sua passione per la pittura. Gli chiedo di parlarmi della sua partecipazione a The Voice nel team di Dolcenera. 

“Tutto molto bello”, mi dice sorridendo. 

Ma ormai è tempo per la musica. Ascoltiamo qualche inedito, pronto per il prossimo disco. Il sound è avvolgente ed originale, poco italiano direi. I testi, profondi e mai banali, si ispirano alla vita vera e vissuta ed alla sua intermittenza di felicità e dolore.

Inevitabilmente si finisce al pianoforte e ritorna quella deriva di qualche mese fa, sebbene siano da poco passate le nove ed il tempo a disposizione stia veramente per finire.

Grazie Fabio per la tua disponibilità e in bocca al lupo per il prossimo disco e per la tua carriera.

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